Tredicesimo editto di Ashoka PDF Stampa E-mail

In quest'editto - Shahbazgarhi, Pakistan - si narrano le sanguinose conseguenze della guerra coi Kalinga e le attività diplomatiche intrapprese con lontani sovrani.

 

 

" Nell'ottavo anno di regno il re Piyadassi caro agli Dei ha conquistato il paese dei kalinga. Di là furono deportate centocinquantamila persone; centomila furono uccise; molte centinaia di migliaia perirono.

Ora che il paese dei Kalinga è assoggettato, il re attende con fervore alla pratica della Pietà, all'insegnamento della Pietà. Tale è la penitenza del re caro agli Dei per aver sottomesso i Kalinga: perchè la conquista di un paese indipendente è strage, morte, cattività di uomini; e ciò è fonte di pena e deplorazione per il re caro agli dei. Ma ancor più penoso per il re caro agli Dei è il pensare che quel paese è abitato da brahmani e asceti e da seguaci di altre religioni e da laici, i quali praticano riverenza agli anziani, alla madre e al padre, obbedienza ai maestri, gentilezza, affetto e rispetto verso gli amici, i parenti, i compagni e i familiari, gli schiavi e i domestici; ed essi hanno subito offesa, o uccisione, o separazione dai loro cari; e quelli che non hanno perduto i loro affetti e i beni soffrono per la sventura, il danno, l'offesa che ha colpito amici, parenti, compagni, familiari. Che ciò ricada su tutti gli uomini è un pensiero tormentoso per il re caro agli Dei: non vi è luogo in cui non vi siano cultori di una religione o di un'altra. Ora, qualunque sia stato, e anche cento o mille volte minore, il numero degli abitanti del paese dei Kalinga uccisi o periti o deportati, persiste l'angoscia nel re caro agli Dei; e se è stata fatta un'offesa, il re caro agli Dei pensa che egli debba sopportarne il peso quanto è possibile.

Anche delle genti che vivono in selve nei dominii del re caro agli dei questi ha compassione e le tratta benevolmente; e anche a loro si è data notizia del pentimento e insieme del potere del re caro agli Dei, affinchè mostrino pentimento e non vengano sterminati. Il re caro agli dei desidera infatti che tutti gli esseri abbiano sicurezza, dominio di sè, equanimità e gentilezza.

E' questa la vittoria che il re caro agli Dei considera la più importante: la vittoria della Pietà. E il re caro agli dei l'ha riportata più volte: qui e in tutti i paesi limitrofi, fino a 600 yojana da qui, dov'è il regno degli Yona Antioco, e più lontano di questo Antioco nei dominii di quattro re, Tolemeo, Antigono; Magas e Alessandro e a sud presso i Coda e i Pandya fino a Trapobane. Così anche nei dominii del re, dove sono Yona e Kamboja, Nabhaka e Nabhapanti, Bhoja e Pitinika, Andhra e Parimada, dappertutto si segue la dottrina della Pietà del re caro agli Dei. Anche dove non vanno i messi del re caro agli Dei, quelli che hanno notizia dei princìpi della Pietà, della regola e dell'insegnamento della Pietà, praticano la Pietà e la praticheranno.

Il profitto che così si ottiene è una vittoria universale. La vittoria è dapertutto causa di gioia: ora la gioia è ottenuta per la vittoria della Pietà. Ma ciò è poca cosa: solo alla gioia apportatrice di gran frutto per l'altro mondo dà valore il re caro agli Dei.

Questo editto della Pietà è stato scritto affinchè i miei figli e i nipoti non pensino di fare nuove conquiste; e in un'eventuale conquista preferiscano agire con mitezza e clemenza e ricordino che la vittoria della Pietà vale per questo mondo e per l'altro; e la loro gioia sia gioia della Pietà, per questo e per l'altro mondo."

 
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