2002: la strage del Gujarat PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

Il 27 febbraio 2002, nella cittadina di Godhra in Gujarat, un treno carico di Karsevaks venne dato alle fiamme - 59 morti - provocando poi un durissimo pogrom nei confronti della comunità musulmana in tutto lo Stato.

Treno bruciato, Godhra, ManishGajjarIl 27 Febbraio 2002, un vagone del Sabarmati Express prese fuoco nella stazione di Godhra, in Gujarat, provocando la morte di 59 viaggiatori, tutti karsevaks - un temine che in origine indicava semplicemente volontari dediti a una causa religiosa - oggi genericamente identificati come membri dell'ala extraparlamentare dei movimenti fondamentalisti indù e particolarmente con coloro che nel Dicembre 1992 si erano resi responsabili ad Ayodhya della distruzione della Babri Masjid, una moschea costruita all'inizio del '500 sul luogo natale del dio Rama, secondo la tradizione. La distruzione della moschea aveva avviato già all'epoca una spirale di violenza, che nei mesi seguenti aveva causato centinaia di morti, distruzioni materiali e attentati terroristici, particolarmente violenti a Bombay.

Sin dal principio del Febbraio 2002, la stampa indiana nazionale aveva pubblicato rapporti su atti di vandalismo e provocazioni contro altre comunità religiose messe in atto dai karsevaks nelle città e nelle stazioni lungo il percorso che portava dai punti di raccolta degli attivisti fino ad Ayodhya e ritorno. E proprio su uno di questi percorsi - che unisce l'Uttar Pradesh (dove si trova Ayodhya) al Gujarat - si trova la stazione di Godhra, una cittadina abitata in ugual misura da indù e musulmani e già teatro in passato di incidenti intercomunitari nell'ambito di uno Stato a larghissima maggioranza induista: l'89 %. Già nei giorni precedenti il 27 febbraio 2002, sul Sabarmati Express si erano d'altronde verificati numerosi incidenti a danno dei rari passeggeri musulmani per mano dei karsevaks, senza che - pare - venissero comunque prese misure cautelari da parte delle Forze dell'ordine.

Quel fatidico mattino, sovraccarico per la presenza di circa 1.700 karsevaks di ritorno dalla santa località di Ayodhya, il Sabarmati Express entrò dunque come di consueto nella stazione di Godhra: secondo alcune testimonianze, durante la sosta i passeggeri avevano preso a insultare e provocare i locali venditori e facchini musulmani e questi avevano reagito chiamando in aiuto i propri correligionari residenti nell'area, dando origine a uno scontro. Il treno aveva cercato poi di ripartire, ma prima che la Polizia ferroviaria riuscisse a intervenire una delle vetture aveva preso fuoco, causando infine la morte di 59 persone ( perlopiù donne e persone anziane). Secondo altri testimoni, invece, al treno venne impedito scientificamente di ripartire, in base a un piano preorganizzato e volto sin dal principio al prodursi della terribile strage, senza che alcuna provocazione fosse stata messa in atto dai karsevaks.

La dinamica dell'incidente presentò sin dal principio molti lati oscuri, a partire dal fatto che le successive indagini dimostrarono alternativamente tanto che l'incendio fosse certamente scaturito dall'interno del vagone, quanto che fosse stato invece appiccato senza ombra di dubbio dall'esterno. Nei mesi seguenti, la polizia gujarati - avallando le dichiarazioni rese immediatamente dopo la tragedia tanto dal Primo ministro del Gujarat Narendra Modi, quanto dall'allora ministro dell'Interno del governo centrale, Lal Kishen Advani, entrambi esponenti del BJP che presiedeva anche il governo a Delhi - lascerà più volte intendere che la strage fosse stata frutto di un piano terroristico preparato in anticipo, al quale avevano collaborato probabilmente anche elementi dei servizi segreti pakistani. Una tesi che non trovò però alcuna conferma nella prima indagine giudiziaria conclusasi nel 2006, che indicò invece l'incendio come accidentale e certamente scaturito dall'interno del convoglio, mentre venne totalmente assecondata nella seconda inchiesta, del 2008, che confermò invece la matrice dolosa della tragedia.  

Quello che però è certo per tutti, è che contemporaneamente alla cronaca del terribile incidente le televisioni e la stampa gujarati cominciarono a diffondere servizi ed articoli contro la minoranza islamica locale, dandola come responsabile già accertata dell'accaduto e aggravando così scientemente una situazione di tensione che era già di per sé altissima. I resti delle vittime carbonizzate vennero sottratti alle autorità giudiziarie e scortate in pubblico corteo ad Ahmedabad, provocando il 28 Febbraio l'inzio di un massacro sistematico dei Musulmani, di quartiere in quartiere e poi di villaggio in villaggio, che si protrasse per circa un mese, finchè assai tardivamente il governo centrale inviò l'esercito per sedare la carneficina. Le fonti ufficiali parlarono allora di circa 1.000 morti e 100.000 profughi, ma a molti osservatori esterni le cifre sembrarono sin dal principio assai riduttive, mentre un computo anche aprossimativo delle donne e bambine musulmane stuprate e seviziate per rappresaglia a tutt'oggi non è mai stato effettuato.

La sottostima fu dovuta probabilmente tanto alla volontà di minimizzare l'accaduto da parte delle autorità, tanto al fatto che, come riportarono poi fonti dell'Esercito, in alcune località rurali "interi insediamenti erano stati spazzati via, senza che rimanesse nessuno poi a poter segnalare alla polizia il numero effettivo delle vittime". Inoltre, come già avvenuto in passato nell'ambito di altri scontri intercomunitari in India, i massacri riportati come certi dall'Esercito erano stati effettuati con ferocia impressionante: bambini bastonati a morte di fronte ai genitori prima che anche questi ultimi fossero uccisi; donne gravide violentate e poi sventrate, i feti tagliati a pezzi o bruciati, sistematici e brutali stupri di gruppo, spesso compiuti di fronte a genitori, figli o mariti delle vittime, poi bruciate vive insieme ai loro congiunti.

Nonostante tutto ciò, Narendra Modi è stato da allora ininterrottamente rieletto Primo Ministro in Gujarat - l'ultima volta nel Dicembre 2012 - e  si appresta ora a concorrere da favorito a guidare l'India intera, mentre  Lal Kishen Advani era stato il candidato del BJP nelle elezioni del 2009 al governo centrale, poi vinte dalla coalizione guidata dal Partito del Congresso.

In base all'ultima inchiesta terminata nel 2008, che contraddice in toto quella del 2006, 31 persone - tutte musulmane - vennero riconosciute colpevoli di complotto e strage da un tribunale speciale del Gujarat, mentre altre 63 vennero assolte dalle stesse accuse. Secondo il tribunale giudicante, i colpevoli infatti avrebbero costretto il convoglio all'arresto seguendo un piano preorganizzato, per mettere in atto il quale erano stati acquistati 140 Litri di combustibile. Modi, Advani e tutte le autorità gujarati dell'epoca sono stati in seguito sollevati da qualsiasi responsabilità diretta o indiretta rispetto al pogrom musulmano che seguì alla tragedia, nonostante le dichiarazione effettuate dalla Corte Suprema indiana nel 2010 che sottolineavano come il Primo Ministro gujarati avesse dimostrato all'epoca dei fatti una "chiara volontà discriminatoria, non avendo voluto nemmeno visitare le zone di Ahmedabad dove si erano verificati i disordini più gravi e che erano culminati con il massacro di moltissimi cittadini musulmani."

 

Aggiornamento del 29.8.2012

Arrestata l'ex ministro del Gujarat Maya Kodnani assieme ad altre 31 persone per il ruolo svolto in uno dei peggiori eccidi di massa accaduti durante il pogrom del 2002, che costò la vita a 94 persone, in maggioranza donne e bambini. Il terribile episodio accadde la mattina del 28 Febbraio 2002, quando i fondamentalisti induisti irruppero nell'insediamento musulmano di Naroda Patiya, Ahmedabad, i cui abitanti vennero poi in larga parte bruciati vivi o mutilati a morte. La signora Maya Kodnani, ex ministro dell'Istruzione per il Gujarat, è stata inchiodata alle sue responsabilità a seguito di intrecettazioni telefoniche disposte dalla magistratura ed era stata fino a oggi una delle personalità politiche dello Stato più vicine al premier Narendra Modi.

 

 
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