Akbar il Grande PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

Il terzo imperatore Moghul, ed effettivo fondatore dell'impero, ascese al trono a soli 13 anni e nei seguenti 50 regnò dall'Afghanistan alla Baia del Bengala, dall'Himalaya al fiume Godavari diventando così, nel XVI secolo, il più potente sovrano al mondo.

Gesuiti al cospetto di AkbarJalaluddin Muhammad Akbar nacque a Umarkot, attuale Pakistan, il 15 Ottobre del 1542, figlio di Hamida Banu Begum e di Humayun, il secondo imperatore della dinastia moghul. Humayun aveva ereditato solo una parte dell'impero conquistato da suo padre Babur. Questi, infatti, secondo le consuetudini timuridi proprie degli eredi di Tamerlano, aveva suddiviso il suo territorio tra due dei suoi figli: Kamran Mizra aveva ottenuto con Lahore e Kabul la parte settentrionale dell'impero, mentre a Humayun vennero affidate le zone pianeggianti a Sud-Est.

Quest'ultimo perse velocemente i suoi possedimenti, travolto da Sher Shah Suri - o Sher Khan - un condottiero di origine afghana che aveva servito suo padre Babur ma che presto si era ribellato alleandosi con Kamran Mizra contro il fratello, cercando di costituire una dinastia propria e conquistando in pochi anni le terre comprese tra l'Indo e il Bengala. Humayun, sconfitto e tradito dal fratello Kamran, si era allora rifugiato in Persia e fu proprio durante le lunghe peregrinazioni, terminate poi presso la corte sciìta safavide, che nacque appunto il suo primogenito, Akbar; il ragazzo fu presto affidato ad un altro zio paterno, in Afghanistan, e non conobbe così gli splendori della corte persiana. Crebbe cacciando e combattendo tra soldati e non gli fu impartita nessuna cultura: Akbar crebbe infatti analfabeta e tale rimase tutta la vita.

Probabilmente Humayun si convertì proprio in Persia allo sciìsmo ed ottenne così il favore dei regnanti persiani, i quali gli assicurarono poi aiuto militare contro gli usurpatori in India. Non fu facile, ma dopo un'alternanza di vittorie e sconfitte, tradimenti e alleanze ricostituite, Humayun sottrasse al fratello la città di Kabul e i suoi territori e riconquistò parte dell'India settentrionale. Prese Delhi nel 1555, ma pochi mesi dopo morì. Fu allora, nel 1556, che a soli 13 anni Akbar divenne imperatore, venendo incoronato Shahanshah, re dei re.

Data la giovane età del nuovo imperatore, la reggenza fu affidata al generale sciìta di origine turcomanna Bairam Khan, che aveva servito e mantenuto fedeltà a suo padre Humayun. Il generale reggente decise subito di liberarsi dalla minaccia costituita dagli eredi di Sher Shah, che prontamente lo attaccarono su più fronti. A 15 anni, Akbar, grazie al genio militare di Bairam Khan, ottenne così il controllo completo dell'Hindustan. Complicati intrighi di palazzo, conditi con l'ostilità che molti dei nobili sunniti a corte sentivano per la fede sciìta del generale Bairam e con il desiderio di farsi con il controllo dell'impero da parte di parenti del giovane sovrano, portarono a lotte intestine che terminarono con l'uccisione del fedele generale e con la decisione dell'imperatore, a 19 anni, di assumere in prima persona e completamente il controllo dell'impero.

E una nuova era si aprì per l'India: se i precedenti imperatori avevano semplicemente tollerato le varie religioni autoctone indiane, Akbar puntò all'integrazione tra queste e l'Islam, chiamò eminenti esponenti di ogni credo a corte e li nominò ministri, eliminò la Jizya, la tradizionale tassa imposta ai non musulmani e volle allearsi con i clan rajput; con questo fine sposò Hira Kunwari, figlia del Raja Bharmal di Amber - forse conosciuta anche come Jodha Bhai, ma la questione è controversa - e ne fece la sua regina col nome di Maryam Zamani. Sarà madre, nel 1569, del principe Muhammad Selim, che il mondo conoscerà più tardi come l'imperatore Jahangir, il conquistatore del mondo. Il futuro imperatore nacque a Fatehpur Sikri, presso la casa di Salim Chishti, il saggio sufi che aveva predetto all'Imperatore la nascita di 3 figli maschi, quando questi disperava ormai di ottenere discendenza. Akbar costruì infatti in quel luogo la sua nuova splendida capitale; ma quando questa si rivelò inadeguata, il sovrano costituì una sorta di corte itinerante, secondo l'uso nomade dei suoi avi, che gli permise di spostarsi costantemente per tutti i suoi domini, pur privilegiando tra tutti la città di Lahore.

Altri regnanti islamici avevano sposato principesse indù; ma Akbar fu il primo che incoraggiò le sue dame e la sua corte a conservare e seguire i propri riti e il proprio credo, autorizzando la costruzione di nuovi templi, pur intervenendo invece su alcuni costumi consolidati, per esempio proibendo la Sati, il suicidio delle vedove indù. Molti altri clan Rajput offrirono in spose le loro figlie e in alleanza le proprie armate all'Imperatore. Solo il clan Sisodia del Mewar, in Rajasthan, rifiutò di integrarsi e mantenne una costante e strenua indipendenza dal dilagante impero moghul. Ad ogni modo, l'espansione militare dell'impero continuò, toccando l'apice nel 1602, quando ormai anche il Gujarat, il Kashmir e l'intero Bengala si unirono ai possedimenti Moghul. Akbar li divise in 15 province, sotto governatori militari, Nawab Nazim, e amministratori civili, Diwan, che ne controllavano le finanze e che a lui rispondevano direttamente. Pianificò e regolamentò la macchina burocratica e fiscale, in maniera da trarre il maggior profitto possibile per l'impero senza vessare le masse.

L'esiguità del numero di islamici al comando, in una terra popolata da indù e jaina, convinsero l'imperatore della necessità di un dialogo interreligioso, dialogo che egli espanse alla religione cristiana. E' noto che diversi gesuiti, provenienti da Goa, furono ospitati alla corte dell'imperatore, che amava intrattenersi con i sapienti di ogni credo, confrontando le varie facce della Verità. Spinse la sua ricerca fino al punto di fondare una nuova religione sincretica, Din -i- IlahiFede nel Divino, nella Luce, per la quale fece costruire a Fatehpur Sikri la Ibadat Khana, la casa dell'adorazione, ove saggi jain, buddhisti, indù, parsi, cristiani, sciìti, sunniti, sufi e atei si confrontavano in lunghe e animate discussioni. Non ebbe molto successo, tuttavia: gli storici hanno identificato, nei testi dell'epoca, solo 18 conversioni alla nebulosa religione di Akbar. E forse in realtà egli rimase sempre legato alle tradizioni sciamaniche dei suoi avi che, si dice, lo trascinassero spesso in trance e visioni che fecero anche dubitare i contemporanei della sua salute mentale. O forse furono solo voci malevole diffuse dai musulmani ortodossi presenti a corte, che mormoravano indignati; e leggende sulla follia e su orride empietà commesse da Akbar cominciarono a circolare.

Pur come detto analfabeta, Akbar godette di un naturale istinto per l'arte, la cultura e la bellezza. Si circondò di sapienti di ogni disciplina, commissionò importantissime traduzioni dal sanscrito al persiano di antichi testi scientifici e religiosi indiani, così come mirabili manoscritti miniati, che gli resero possibile vedere quel che non poteva leggere sugli innumerevoli testi che componevano la biblioteca di corte. Alcuni dei più straordinari capolavori della miniatura moghul, come lo Hamzanama, furono prodotti sotto il suo patrocinio.

Il principe Salim, adorato primogenito maschio e unico sopravvissuto tra i 3 generati da Akbar, ricevette al contrario del padre una raffinatissima educazione sin dalla più tenera età. Impaziente di ascendere al trono, si ribellò al padre due volte, nel 1591 e poi nel 1601. Sempre perdonato e riaccolto, arrivò addirittura a proclamarsi re e a coniare monete proprie nel 1602 ad Allahabad. Forse piegato anche dalla sofferenza causatagli dal tradimento del figlio, Akbar si ammalò e il 27 Ottobre del 1605 morì ad Agra. Salim, Jahangir, gli succedette cinque giorni dopo. Il corpo di Akbar riposò a Sikandra, nei pressi di Agra, in un magnifico mausoleo, finchè la sua tomba fu profanata da ribelli Jats che dispersero i resti mortali del grande imperatore.

 

 
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