Humayun, l'imperatore hippy PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

"Per il sole, per tutte le stelle fisse e i pianeti! Non capisco perchè tu non mi ubbidisca con zelo e devozione!"
Incipit della missiva di Humayun a Sher Shah, dopo la sua ribellione.

HumayunHumayun significa felice: il nome del principe moghul, primogenito dell'imperatore Babur, nato il 6 Marzo del 1508, riflettè tuttavia poco l'infanzia del ragazzo, ma in cambio fu lui stesso a far sì che in seguito la sua breve vita da imperatore fosse come un continuo ed eccentrico happening, una festa durante la quale la Ragion di Stato venne applicata con moderazione, bonarietà e solo in casi eccezionali, finchè ciò probabilmente gli costò la perdita dell'impero e l'esilio. Recupererà il trono, sottrattogli da Sher Shah Suri o Sher Khan, come l'infida tigre immortalata da Kipling ne Il libro della giungla, molti anni dopo e solo alla morte dell'usurpatore. Morirà anch'egli subito dopo, ancora giovane, lasciando l'impero al giovanissimo figlio, che sarà Akbar il Grande e compirà con molti dei sogni paterni.

Il seppur amatissimo principe Humayun era stato sottoposto dal padre sin dalla più tenera infanzia ad un programma di studi spaventosamente vasto, duro e guidato a suon di bastonate: a sette anni doveva già essere in grado di dominare il calcolo integrale o partecipare a lunghissime riunioni di governo, durante le quali veniva severamente redarguito o deriso se le opinioni richiestegli non soddisfacevano le aspettative paterne. Contemporaneamente, come primogenito dell'imperatore, nell'harem paterno il ragazzo veniva invece coperto di vizi ed indulgenza, rimpinzato di leccornie e di attenzioni.

Diventò oppiomane già dall'età di 17 anni e forse anche prima, arrivando ad ingollare quotidianamente circa 24 palline d'oppio grandi come acini d'uva, per lui preparate e decorate accuratamente come si trattasse di dolciumi, e accompagnate da grandi quantità di alcolici. Si comprende il genere di ispirazione che produceva i delicati versi sovente composti dal futuro imperatore in quello stato:

Talvolta, nel verde-giallo mattino

vorrei vedere le stelle

appese come susine

all'albero del cielo.

Strane domande aleggiano nello spazio

quando siedo sul mio trono.

Il ragazzo crebbe nonostante tutto manifestando brillante intelligenza e grandissima cultura ma, al contrario del padre, era superstiziosissimo e quindi, una volta salito al trono, arruolò a corte un imponente squadrone di addetti alle previsioni quotidiane: 37 specialisti dell'interrogazione delle stelle, 18 della lettura della mano, 6 dell'osservazione della sfera di cristallo, 24 esperti dell'interpretazione dei sogni e altri 30 senz'altra qualifica oltre a quella generica di esperti di futuro.

Ascese al trono nel 1530, all'età di 22 anni, riorganizzando immediatamente lo Stato secondo i princìpi di una sorta di mistica progredita: il Ministero della Terra doveva occuparsi di tutte le questioni terrene, dall'agricoltura all'architettura; quello dell'Acqua, dei canali per l'irrigazione ma anche dei depositi del vino; quello del Fuoco, ovviamente di esercito e armi. Tutto il resto, dalla giustizia alle scuderie reali, fu affidato invece al Ministero dell'Aria. L'imperatore riceveva i suoi ministri e teneva udienza quotidiana vestendosi e comportandosi in base al mito relazionato dagli antichi al pianeta del giorno: di Martedì vestiva di rosso e affrontava il governo dal trono della Vendetta e della Collera impersonando Marte, per intenderci.

L'eccentrico ma sostanzialmente pacifico Humayun aveva tuttavia seguito le raccomandazioni paterne e non aveva quindi tentato di liberarsi di fratelli e fratellastri al momento dell'incoronazione; sorprendentemente, in principio questi fecero altrettanto con lui, accontentandosi di governare le regioni affidate loro a suo tempo dal padre Babur. Il sogno di Humayun era di fatto quello di riuscire a conquistarsi l'immortalità attraverso la tolleranza e la cultura, piuttosto che con le armi e il potere. Così svuotò rapidamente le casse dello Stato riversando una fortuna e tutta la sua attenzione nella costruzione di una nuova città che doveva diventare, secondo i suoi piani, punto d'incontro di pensatori e artisti perseguitati del mondo intero, senza distinzioni di religione, scuola o provenienza. La prima pietra fu posata nel 1533 e il luogo prescelto, Din Panah, è oggi parte di Delhi; ma nonostante tutti i pronostici, le previsioni e gli oroscopi redatti dai suoi esperti, la sua costruzione fu costellata da continui incidenti, crolli e disguidi.

Nel frattempo, dal 1510 i Portoghesi si erano installati lungo la costa dell'attuale Goa, nei territori che il Sultano Bahadur del Gujarat considerava di propria influenza. Quando Humayun salì al trono e il suo stile di governo divenne chiaro a tutti, nonostante le previe e continue scaramucce intrecciate con gli Europei, il Sultano strinse con loro un doppio patto di armistizio e di commercio, dedicandosi a sottrarre piazzaforti moghul al distratto imperatore, depredandone sistematicamente i caravanserragli e cedendone le preziosissime mercanzie ai Portoghesi a cambio di fucili e schiavi africani. Nel 1535 Humayun fu così costretto suo malgrado a marciare contro il Sultano, riconquistando facilmente le fortezze perdute, da Champaner a Mandu, ma lasciando nel frattempo sguarnita la capitale; con l'armata moghul impegnata altrove, un uomo colse l'occasione tanto attesa: Sher Khan, di origine afghana e precedentemente nominato da Babur governatore del Bihar, si ribellò e mosse contro Agra per conquistare il trono moghul. 

Gli scontri ebbero inizio nel 1537 e per il Maggio del 1540 l'impero di Humayun era già perduto, mentre Bahadur rioccupava le piazzaforti contese, Sher Khan dominava su Bihar e Bengala e i fratelli dell'impertore, Hindal, Askari e Kamran, alternavano al sostegno a Humayun la contesa per il regno, rivendicandone ognuno per sè l'eredità, una volta che Humayun fosse stato ufficialmente deposto. Ma dopo l'ennesima sconfitta subita dai Moghul nella battaglia di Kannauj, nel 1540, Sher Khan occupò Delhi fondando la propria dinastia, mentre i 4 fratelli si ritirarono a Lahore, nei territori con capitale Kabul assegnati da Babur a Kamran, il quale però presto si accordò con Sher Khan per salvaguardare i suoi possedimenti residui. Humayun si rifugiò allora presso l'Emiro del Sindh, suo vassallo, dove nel 1542 sua moglie Hamida Banu Begum diede alla luce il suo primogenito e futuro erede, Akbar, e da dove l'imperatore tentò invano di organizzare il contrattacco, dovendo infine fuggire nella Persia safavide.   

Solo la morte dell'erede di Sher Khan, nel 1554, e la guerra di successione che ne scaturì a Delhi, posero fine ai lunghi anni d'esilio e peregrinazioni del sovrano, che grazie al sostegno dei Persiani e alla nomina del grande generale Bairam Khan a capo del suo esercito potè finalmente rivendicare e riottenere il suo impero, dopo aver sconfitto e deposto anche i fratelli fedifraghi. Convertitosi nel frattempo all'Islam sciita, il 23 Luglio del 1555 Humayun potè così rimettere piede a Delhi, sedersi nuovamente sul trono che era stato di suo padre Babur e tornare ad occuparsi d'arte e cultura come aveva sempre desiderato fare. Un lusso che però doveva essergli nuovamente e definitivamente fatale: morì il 22 Febbraio dell'anno seguente, pare cadendo accidentalmente dalla scala della sua biblioteca con le braccia stracolme di volumi.

 

 
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