Il tesoro dell'ultimo maharaja PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia
Domenica 02 Novembre 2008 01:00

Il governo indiano ha annunciato che intende operare affinchè la Gran Bretagna finalmente scongeli, dopo 60 anni, il deposito milionario del Nizam di Hyderabad.

Nizam di Hyderabad con la moglieNel 1948, all'indomani dell'indipendenza indiana, Osman Alì Khan, settimo e ultimo sovrano del regno di Hyderabad, mise al sicuro in una banca inglese oltre un milione di sterline. E quel deposito intatto continuò a fruttare fino ai nostri giorni, fino ad acquisire il valore attuale di circa 30 milioni. Ma per poterlo oggi recuperare, il governo indiano deve trovare prima un accordo tanto col Pakistan quanto con i circa 470 discendenti accertati del principe. Il principale erede e nipote maggiore del Nizam, il principe Mukarram Jha, vive oggi in un piccolo appartamento a Istanbul con la sua quinta moglie, dopo aver dilapidato la parte di fortuna familiare già ricevuta per via diretta. Ma poichè il Nizam, oltre alla legittima moglie aveva secondo l'uso 86 concubine, dalle quali ebbe più di 100 figli illegittimi, anche le rimostranze dei loro discendenti dovranno infatti venir prese in considerazione.

Quando nel 1947 l'India e il Pakistan si separarono su base religiosa, il Nizam, musulmano devoto, non seppe che pesci pigliare, non volendo abbandonare le sue terre ma non potendo ragionevolmente nemmeno reclamare l'annessione al neonato Stato islamico, geograficamente assai lontano dal suo regno, oltretutto a larga maggioranza hindu. L'India lo tolse d'impaccio, occupando e annettendosi il suo regno nel 1948 e il suo potere svanì nel nulla. Ma il sovrano aveva intanto depositato giusto in tempo un milione settemilanovecentoquaranta sterline e nove scellini presso la National Westminster Bank, in un conto controllato allora dall'Alto Commissario per il Pakistan a Londra. C’è chi dice che lo avesse fatto per pianificare una fuga, o come ultimo tentativo di ingraziarsi qualche politico britannico per fiancheggiarlo nelle sue mire indipendentiste; sta di fatto che la scelta si sarebbe presto rivelata infelice. L’India infatti intervenne, rivendicando la proprietà della somma, e il conto fu congelato dai britannici. Tuttavia, in occasione della sua incoronazione, nel 1952 la regina Elisabetta ricevette in regalo, in segno di perdurante amicizia e devozione da parte dell'ex-sovrano indiano, un'incredibile parure formata da collana e tiara a rose di diamanti, create appositamente per l'evento da Cartier e in seguito smontate e riassemblate diversamente dal gioiellere di corte Garrard.

Spilla da turbante in smeraldi e diamanti dal Tesoro del NizamIl Nizam del regno di Hyderabad, il più grande tra i principati indiani pre-indipendenza e corrispondente all'incirca all'attuale Andhra Pradesh, era conosciuto come l'uomo più ricco del mondo. Le sue leggendarie ricchezze includevano straordinari pezzi di gioielleria e pietre preziose di fama mondiale, come il celebre diamante Jacob, grande come un uovo e che però il Nizam usava, si dice, come fermacarte. Dopo l'indipendenza indiana, la sua collezione di gioielli era stata assicurata dal Nizam in un Trust, secondo i dettami del quale solo dopo la sua morte - avvenuta nel 1967 - questa avrebbe potuto essere venduta. Nel 1995 il governo indiano acquistò per 47 milioni di Dollari quanto rimasto della favolosa collezione - 173 pezzi - già in buona parte piazzata nel frattempo all'estero dagli eredi, ma nella quale splendevano ancora collane da 370 perle, fibbie ornate da diamanti per 640 carati e anelli di rarissima e perfetta Alexandrite. Il prezzo pagato da Delhi per i preziosi, considerato all'epoca un furto legalizzato, giacchè nel 1991 la famosa casa d'aste Christie's aveva offerto per acquistarli in blocco 135 milioni di Dollari, venne in realtà stabilito dalla Corte Suprema indiana in base al valore stimato dei gioielli, ma al netto dell'ammontare delle tasse mai pagate allo Stato dai principi di Hyderabad.

L'India, il Pakistan e le centinaia di eredi hanno intanto continuato a reclamare ognuno come propria la fortuna rimasta intonsa a Londra per 60 anni. Nel 1957, dopo lunghe dispute tra il Nizam e il governo pakistano, la questione era giunta fino alla Camera dei Lords, che aveva stabilito che solo con l'accordo di tutte le parti il capitale sarebbe stato scongelato dalla banca. Osman Alì non vide mai quel giorno: morì nel 1967 dopo aver condotto fino all'ultimo la vita semplice e frugale - che si dice sfiorasse piuttosto la taccagneria conclamata - che lo aveva sempre contraddistinto.

 

 
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