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Gli Indiani - Usi e costumi

Dopo essersi registrati all'ostello Mukti Bhawan, gli ospiti hanno due settimane per morire, altrimenti viene loro cortesemente richiesto di andarsene (...fisicamente! NdR)

L'ostello Mukti Bahwan, a pochi passi dal Gange nella città di Varanasi, è una tappa finale per gli anziani e i malati terminali di religione induista che sperano di finire a breve su una delle centinaia delle pire funebri che vengono accese sulle sponde del fiume ogni giorno.

"Come nel resto del mondo si celebra una nuova vita, quando nasce un bambino, così in maniera simile noi celebriamo la morte", dichiara Bhairav Nath Shukla, l'allegro gestore del Mukti Bhawan, nome che significa Casa della salvezza, uno dei luoghi cioè che offrono riparo a chi vuole morire in città.

Gli induisti credono che morire a Varanasi e avere i propri resti sparsi nel Gange permetta all'anima di sfuggire al ciclo di morte e rinascita, ottenendo così la moksha, ovvero la liberazione. Ma per coloro che allo scopo compiono in punto di morte il loro ultimo pellegrinaggio in città, gli alberghi tradizionali e gli ostelli possono risultare troppo cari e, come fa notare Shukla, la maggior parte delle strutture è oltretutto riluttante ad accogliere ospiti visibilmente moribondi. Il Mukti Bhawan offre invece appositamente 12 stanze spoglie che si affacciano su di un cortile di un vecchio edificio in mattoni rossi, in un ambiente per nulla cupo. In una delle stanze, Narayan frigge peperoncini accucciata davanti a un fornello portatile; lì accanto la sua bambina ne annusa i fumi e poco più in là Manorama Devi, la nonna 80enne, giace supina, incosciente e rantolante. "E' la vecchiaia! Ha avuto una lunga vita, come posso sentirmi triste? " Dice Narayan " Kashi - l'antico nome di Varanasi - è un luogo molto importante e sono felice che mia madre possa morire qui". La famiglia di Devi paga solo l'elettricità e il cibo, mentre attende la sua dipartita, ma i più poveri non pagano nulla del tutto. Niente dottori, infermieri o medicine, qui: solo 4 sacerdoti pronti per le eventuali preghiere funebri.

Alla Casa della salvezza muoiono dalle 30 alle 70 persone ogni mese. In epoche particolarmente affollate, Bhairav Nath Shukla addirittura cede anche il suo ufficio, per permettere ai clienti in overbooking di morire in pace circondati dai loro familiari. Se invece è bassa stagione, farà volentieri un'eccezione alla generalmente ferrea regola delle due settimane concesse. I parenti portano qui i moribondi quando i medici dicono che non c'è più nulla da fare, ma a volte la loro tempra si rivela più dura di quanto immaginato. Così ritornano al villaggio col parente ancora vivo, non potendo restare lontani dalle fattorie o dagli affari per troppo tempo. "Certo, dispiace che il congiunto non approfitti di quest'opportunità" - commenta un figlio in impaziente attesa dell'ultimo respiro del padre, ormai allo scadere delle due fatidiche settimane - "ma forse avrà più fortuna alla fine della sua prossima vita..."

Fonte: El Paìs-Semanal

 

 
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