Kali, colei che è il Tempo PDF Stampa E-mail
Le religioni e i riti - Le fedi

Parvati, Shakti, Durga, Kali: sono alcune delle differenti denominazioni con le quali la mitologia induista identifica la Grande Dea, i princìpi femminili divini, caratterizzati da attributi di grande potenza e capacità di dominio sulla vita e la morte.

 

maa kaliLa Divina Madre e i suoi umani figlioli sono legati da una relazione d'amore esclusivo. Kali, la Madre Oscura, è una delle divinità per le quali i fedeli riservano un particolare affetto, nonostante il suo aspetto terrificante.

Kali è l'aspetto feroce e spaventoso della dea Durga, il cui nome significa l'inaccessibile e impersonifica l'energia divina, la Shakti, del dio Shiva, del quale Kali è la consorte. Ma a sua volta Shakti rappresenta la furia poderosa di tutte le divinità maschili, la furibonda protettrice del giusto e la distruttrice del malvagio. Kali assume la forma e la popolarità di poderosa dea nel V-VI secolo d.C. con la composizione del testo Devi Mahatmya, nel quale si narra come nacque dal sopracciglio di Durga, durante una terribile battaglia di questa contro il demone Raktabija

Kali se lo mangiò, ma fu coinvolta dalla sua stessa furia fino al punto di trucidare e distruggere tutto ciò che le si presentava d'innanzi. Per fermarla, il dio Shiva si gettò sul suo cammino; scossa dall'imprevista situazione, la dea restò a bocca aperta e interruppe il massacro. L'iconografia, che la vede sempre con una enorme lingua a penzoloni e almeno un piede sul corpo di Shiva, fissa questa immagine mitologica.

Kali è rappresentata probabilmente come la più feroce divinità del mondo: 4 braccia o più, nelle mani spade e teste recise di demoni. Teste che spesso sono anche i suoi orecchini, sostituite a volte da cadaveri di neonati, una ghirlanda di teschi la sua collana e un gonnellino di braccia umane il suo unico vestito. La lingua estroflessa, gli occhi rossi, il viso e i seni coperti di sangue e la posa nella quale calpesta Shiva, la rendono particolarmente temibile alla vista. La particolare devozione di una presunta e celeberrima società segreta interreligiosa, i Thugs, ha creato poi a partire dall'Ottocento una specie di leggenda nera attorno alla sua figura: i banditi Thug, si stabilì allora, praticavano infatti sacrifici umani in suo onore, anche se la questione é ancora oggi piuttosto controversa. 

Ma le caratteristiche apparentemente terrificanti sottintendono in realtà simbologie positive; la carnagione scura di Kali indica la sua natura trascendentale e omnicomprensiva. "Come tutti i colori spariscono nel nero, così tutti i nomi e le forme spariscono in lei", recita il Mahanirvana Tantra. La sua nudità è primordiale e trasparente come la Natura, perchè Kali è libera da illusorie coperture, da false consapevolezze. La ghirlanda di 50 teschi rappresenta le 50 lettere dell'alfabeto sanscrito, simbolizzando infinita sapienza. Il gonnellino di braccia tranciate rappresenta il lavoro e la liberazione dal ciclo delle rinascite, i bianchi denti la sua purezza interiore, e la rossa lingua indica la sua natura onnivora per "tutti i sapori del mondo", che le farà ingoiare il male e i pensieri negativi dei fedeli.
La sua spada distruggerà le illusorie consapevolezze, taglierà i legami degli umani col karma. Shiva, prostrato sotto i suoi piedi, ricorda che, senza Shakti, anche Shiva è inerte. I suoi tre occhi rappresentano passato, presente e futuro ed il suo nome deriva da Kala, Tempo, in Sanscrito usato anche come un eufemismo per Morte.

Kali è conosciuta con diversi nomi e altrettanti aspetti, tra cui BhadraKalì dall'aspetto più gentile e Shyamashana Kali, che vive nei luoghi di cremazione dei defunti. Il calendario induista prevede una importante celebrazione per Kalì/Durga, la festa di Navaratri e particolarmente nell'India orientale nei giorni dedicati a Durga Puja, durante i quali i fedeli si dedicano a pratiche  penitenziali, quali il digiuno, ma anche a grandiosi festeggiamenti in onore della loro dea. 

Kali rappresenta in sostanza l'ambivalenza della divinità, che si manifesta, secondo la tradizione induista, nell'incessante ciclo di vita e morte, creazione e distruzione. La divina madre nera trancerà dunque l'ingannevole ego dei fedeli, se sollecitata in tal senso, ma non garantisce affatto che il processo sarà indolore.

 

 
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