Mysore, la città dei palazzi PDF Stampa E-mail
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La capitale culturale del Karnataka non solo é l'orgogliosa sede di numerosi palazzi storici, il più celebre dei quali fu la residenza della dinastia Wodeyar, che governò la zona per 700 anni fino all'indipendenza indiana, ma é anche uno dei massimi centri per l'insegnamento dello Yoga

Mysore palaceConosciuto anche come Amba Vilas, il Palazzo di Mysore è uno dei più straordinari edifici monumentali del Paese. E' situato in Mizra Road, nel cuore di Mysore, o Mysuru, capitale culturale del Karnataka circondata dalle colline Chamundi - dove si trova il tempio dell'XI secolo dedicato alla dea protettrice della città, Chamundeshwari - e punteggiata da laghetti. L'edificio originale fu dal 1399 residenza dei maharaja della dinastia Wodeyar, o Wadiyar, che, seppur originariamente vassalli dell'impero Vijayanagara di Hampi, finirono per regnare autonomamente sullo Stato di Mysore per secoli, fino al 1947. Dell'edificio originale, gravemente danneggiato da un fulmine nel XVII° secolo e poi ricostruito interamente nel XVIII° resta poco. Nel 1912 fu nuovamente ricostruito dal 24esimo sovrano - dopo che un nuovo incendio ne aveva incenerito gran parte durante le nozze della principessa Jayalakshmanni nel 1897 - riacquistando così una nuova regalità e magnificenza in stile indo-saraceno. Fu il celebre architetto britannico Henry Irwin a disegnare questa straordinaria extravaganza esotica.

Convertito oggi in museo, il Palazzo di Mysore continua a stupire con la sua assoluta opulenza architettonica, con le sue torri, le arcate coronate da cupole e con la aperta corte interna adornata da altre cupole dorate. La collezione d'arte ospitata, così come quella di gioielli e costumi regali, meritano una visita, ma sono gli interni a lasciare definitivamente a bocca aperta il visitatore: il Diwan i khas - la sala delle udienze private -  la Gombe Thotti - con una scultura d'elefante decorata con 84 Kg d'oro - o la sala dei matrimoni, la Kalyana Mantapa. Ambienti immensi e arricchiti da ogni possibile e sontuosa finitura. All'interno del complesso si trovano anche 12 templi, il più antico dei quali, risalendo al XIV° secolo, è parte del nucleo originale del palazzo.

Gli altri palazzi nobili della città, Jaganmohan Palace, Jayalakshmi Palace, Lalitha Mahal - oggi Hotel - Vasantha Mahal, Karanji Vilasa e Rajendra Vilasa, si trovano tutti nei paraggi del Mysore Palace. Una passeggiata nel centro storico, di magione in magione e magari durante i dieci giorni delle celebrazioni di Navaratri e Dussehra, qui particolarmente fastose secondo antichissima tradizione e durante i quali il palazzo viene illuminato con 97mila lampadine, vi permetteranno di assaporare appieno l'India più strabiliante, quella delle ammirate cronache di antichi viaggiatori e delle favole ogni tempo.

Gumbaz, srirangapatnam

A soli 14 km dalla città si trova poi Srirangapatnam, isola sul fiume Kaveri che fu capitale di Tippu Sultan. Il suo palazzo, Daria Daulat Palace, è ornato da begli affreschi che illustrano le imprese del condottiero così come la moschea da lui costruita nel 1784, Masjid-e-Ala, nei pressi della Porta di Bangalore del Forte e che offre alti minareti ottagonali che dominano il panorama della cittadina. Esiste anche un tempio indù, qui molto rinomato, il Ranganathaswamy temple, ma la vera attrazione turistica del luogo è il Gumbaz, il mausoleo che ospita le salme di Tippu, di suo padre Hyder Alì e di sua madre Fatima Begum, inserito in un piacevolissimo complesso di giardini e strutture devozionali. 

A un'ottantina di Km a Ovest di Mysore si trova invece Bylakuppe, cittadina la cui particolarità consiste nell'ospitare dagli Anni 60 due dei più grandi insediamenti di rifugiati tibetani in India e oggi abitati da circa 20mila persone. Per poter risiedere presso i monasteri locali, ai viaggiatori stranieri é però richiesto un permesso per le aree protette (PaP), complicato da richiedere e che può impiegare anche diversi mesi ad essere emesso. Per chi desiderasse quindi fermarsi per un certo tempo in questo Tibet indiano meridionale, un buon compromesso può essere quello di alloggiare nella vicina Kushalnagar, recandosi poi quotidianamente a Bylakuppe, giacché la visita senza pernottamento è invece libera per tutti. 

Ma il motivo principale che porta oggi circa 10mila stranieri all'anno a visitare Mysore è la presenza in loco di almeno 150 scuole di Yoga, delle quali più di una quindicina gestite da forestieri, spesso ognuna rinomata o specializzata in alcuni aspetti della disciplina. Il tradizionale patrocinio offerto dalla dinastia Wodeyar allo Yoga, e particolarmente a T. Krishnamacharya, tra i primi guru dello Yoga moderno, ha attirato a Mysore nel corso del Novecento numerosi suoi aspiranti discepoli destinati ad acquisire poi fama mondiale - valga per tutti il recentemente scomparso B.K.S. Iyengar - attribuendo così ai Maestri formatisi nella città una sorta di pedigree oggi comparabile solo a quello offerto dalla settentrionale Rishikesh

 
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