Shalimar il clown PDF Stampa E-mail

Shalimar il clown è la storia di quattro persone: il clown del titolo; la giovane India/Kashmira; suo padre il diplomatico Max Ophuls; la danzatrice Boonye Kaul, moglie di Shalimar, amante di Max, madre (per quasi quattrocento pagine sconosciuta) della ragazza. Non lasciatevi ingannare dal titolo, però.

 

 

Il protagonista non è Shalimar, il marito tradito che diventerà terrorista e assassino, bensì Max, l'ambasciatore che sembra concentrare in sé a un livello assolutamente iperbolico tutto il potere, l'intelligenza, l'eroismo, la perspicacia dell'Occidente, dell'Europa da cui proviene, dell'America cui si dona e di cui tesse la grande politica (un Kissinger di alta statura morale), ma il cui superbo punto debole sono le donne. «Non già perché ne incrinino la sicurezza», avverte Rushdie, «ma perché sono la falla nella sua etica. Insaziabile e distratto, le prende e le lascia con la rapacità dell'indifferenza ». Rapace e indifferente, certo, l'uomo venuto dall'Occidente a sedurre e abbandonare la danzatrice Boonye. Ma più rapace forse il suo appassionato marito kashmiro, pronto a dire, dopo il primo amplesso (e entrambi hanno solo 14 anni): «Non lasciarmi più, altrimenti non ti perdonerò mai, e mi vendicherò, ti ucciderò, e se avrai dei figli da un altro uomo, ucciderò anche loro». «Non c'è dubbio che lui l'amerà per sempre», svicola Rushdie.

 

E così, anche se di Shalimar il clown s'è scritto dappertutto che è la storia della fine di un Eden, il Kashmir, del sorgere di un inferno - l'ininterrotta, da ormai vent'anni, stagione della guerra civile, dello scontro tra indù e musulmani, e della comparsa sulla scena del nuovo demone della nostra epoca, il terrorista islamico (che in Shalimar s'identifica con una personale, irrinunciabile vendetta) -, la descrizione è davvero troppo ristretta, perché germogli di infiniti altri racconti spuntano dal corpo del romanzo, tanto folti (come i narcisi e le peonie che India vede sbocciare sul corpo dell'assassino di suo padre un attimo prima che impugni il coltello) da sembrare che il narratore si diverta troppo per lasciarli perdere, se ne stacchi con fatica.

 

Kashmiro d'origine (Shalimar è dedicato ai suoi nonni di laggiù), Rushdie ha un tocco d'appassionatissima desolazione nel raccontare la barbarie degli scontri che hanno distrutto la natura, la convivenza, l'agio del paese- giardino degli imperatoti Moghul. E la sua personale persecuzione non gli impedisce di vedere le ragioni dell'esasperazione musulmana: «Dopo l'indipendenza, il Maharaja indugiò parecchio senza decidersi fra India e Pakistan, infine optò per l'India, e l'India mandò l'esercito a proteggere il paese. Da allora l'esercito indiano non se n'è più andato. Oggi ci sono novecentomila soldati per una popolazione di sei milioni di abitanti. I militari si prendono il cibo migliore, spadroneggiano». Eppure Shalimar il clown non precipita nella tragedia. Sull'orlo dell'abisso, di una conclusione troppo dolorosa, India/Kashmira rilancia la speranza.

L'amore, certo, «ma la cosa importante è che accanto alla tomba della madre ha scoperto chi è. Quali sono le sue radici. Lei appartiene al suo paese, non a una fazione o a un'altra. È Kashmira. Da lì si può ricominciare ».

 

valutazione3

 

Shalimar il clown

Ed: Mondadori, 2006

Pgg: 400


 

 

Fonte : la Stampa.it

 

 
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