I Jats PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Caste, tribù e minoranze

Già menzionati nei più antichi testi vedici, i Jats o Jatt, sono una popolazione largamente diffusa nell'India nord-occidentale e che, nel corso dei secoli, si è strettamente intrecciata con i clan rajput pur mantenendo un'identità propria.

Maharaja SurajmalSono numerosissime le teorie formulate dagli studiosi riguardo all'origine etnica dei Jats: furono identificati dal Colonnello James Tod e da Sir Cunnigham come appartenenti al ceppo scita, e precisamente come gli Zanthi citati da Strabone o i Jatti di Plinio e Tolomeo, entrati in India attraverso l'odierno Punjab e provenienti dalla zona del fiume Oxus, all'incirca nel I secolo a.C. Certamente si erano profondamente insediati in tutta la valle dell'Indo all'epoca delle prime penetrazioni islamiche nella zona e furono impegnati costantemente in scontri con altre tribù locali, che si risolsero poi con la loro conquista dell'intera regione del Punjab.

Il Colonnello Tods li assimilò agli altri clan rajput, mentre Sir Cunnigham dissentì su questo punto, considerando i Jats come originati da una migrazione posteriore. Quello che è certo, è che le due popolazioni presentavano numerosissimi tratti comuni, tanto nell'aspetto fisico quanto nelle usanze, con l'unica distinzione evidente nella chiarissima vocazione originaria dei Jats: quella pastorale, pur evidenziando nei secoli una naturale e altrettanto efficace predisposizione guerriera, ma in Gujarat e in Pakistan sono ancora frequenti le tribù semi-nomadi di Garasia-Jats, allevatori di bestiame o contadini che popolano la lunare regione del Kutch. Probabilmente i Rajput si coagularono nel loro tipico sistema di clan solo dopo la migrazione in India, mescolandosi e poi assumendo il comando di varie popolazioni già presenti, riproponendo così posteriormente la loro arcaica configurazione sociale, mentre i Jats giunsero apparentemente già organizzati secondo lo stesso schema e, come i Rajput, vennero poi inseriti nel sistema sociale indiano nel gruppo degli Kshatrya, la casta guerriera e regnante.

I Jats sono tuttavia già menzionati nel Rig-Veda, nel Mahabharata, nei testi del celebre grammatico Panini e nel trattato di un altro grammatico, Chandra, del V secolo d.C., che ricorda come sotto il comando del loro capo Yasodharman, i Jats avessero sconfitto e arrestato l'avanzata degli Unni in Hindustan. Yasodharman era all'epoca il sovrano del Malwa, nell'odierno Madhya Pradesh, e apparteneva al clan Jat Virk Goth. Altre teorie sostengono la stretta parentela di queste genti con i Goti, giunti poi anche in Europa.

In epoca molto posteriore, nel 1505, il clan Jats dei Bamraulia fondò la città di Gohad, nei pressi di Gwalior, che divenne col tempo un potente Stato indipendente, rimanendo tale fino all'indipendenza indiana. Successivamente, nel XVIII secolo, furono Dholpur, Barathpur e Deeg i centri di comando dei Jats, guidati dal capo Churaman, e dai quali il nipote estese in seguito il dominio Jats anche su Agra e Mathura, ribellandosi al potere autocrate dell'imperatore moghul Aurangzeb. Il suo successore, Suraj Mal, ampliò ulteriormente i suoi possedimenti, guadagnandosi fama come il più grande guerriero e statista mai prodotto dai clan Jats. Il bel palazzo e i giardini di Deeg, così come il forte di Barathpur, da lui costruiti, testimoniano la maturità allora acquisita dal regno dei Jats. La fama di coraggiosissimi combattenti portò anche il Raj britannico a reclutare innumerevoli membri dei clan Jat tra le loro forze armate e ancora oggi è comune la loro presenza nell'esercito e nelle Forze dell'ordine indiane.

I Jats sono tradizionalmente gente di grande tolleranza religiosa e vi sono clan appartenenti a tutte le religioni indiane, dal jainismo all'Islam, con una netta prevalenza però del sikhismo, anche se originariamente il gruppo professava una stretta aderenza all'Induismo; anche la maggioranza dei Jats rimasti fedeli all'Induismo aderì tuttavia sin dalla fine del XIX secolo al movimento riformista dell'Arya Samaj.

I Jats, che contano oggi con 12 Clan principali suddivisi a loro volta in un migliaio circa di Gotra, mantengono generalmente la tradizione ferrea dei matrimoni endogami, cioè che non permettono l'unione con appartenenti ad altra casta, ma praticando l'exogamia all'interno di questa: lo sposo/a dev'essere in sostanza Jat ma procedente da altro Gotra, clan procedente da altra discendenza, ed è vietato sposare anche un appartenente al Gotra delle proprie nonne materne o paterne. 

 

 
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