Ashoka il Grande Stampa
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

" Dal Volga al Giappone il suo nome è onorato ancora oggi. La Cina, il Tibet e l'India, che pur ha abbandonato la sua dottrina, conservano la tradizione della sua grandezza. Sono più numerosi gli uomini che oggi hanno cara la sua memoria di quelli che mai hanno sentito parlare di Costantino e Carlo Magno. " H.G. Wells

 

Capitello leonino di AshokaIl regno di Ashoka, durato più di 30 anni, è il primo periodo della storia indiana ben documentato; egli ha lasciato infatti una serie di iscrizioni significative - editti su roccia e steli -  che sono fra i più importanti documenti del passato indiano. Sin da quando queste iscrizioni furono scoperte e decifrate dal britannico James Prinsep, intorno al 1830, diverse generazioni di indologi e storici le hanno accuratamente analizzate, a causa dell'importanza simbolica, oltre che storica, da queste rappresentate; simbolo adottato dalla Repubblica indipendente indiana fu significativamente il capitello leonino di Ashoka.

Il principe Ashoka iniziò la sua carriera politica come Governatore di Taxila, nel Nord-ovest del subcontinente indiano, dove riuscì con successo a sedare una rivolta. Ashoka era figlio, probabilmente di una moglie di rango minore o di una concubina, del re Bindusara, della dinastia Maurya, a sua volta figlio del grande Chandragupta, che aveva fermato nell'odierno Punjab l'avanzata di Seleuco Nicatore nel 305 a.C., il quale intendeva rivendicare come proprie le conquiste indiane di Alessandro Magno.

Dopo il successo a Taxila, Ashoka fu trasferito a Ujjain, capitale dell'antico regno dell'Avanti e odierno Madhya Pradesh, nell'India centrale. Non si conoscono la data precisa e le circostanze che portarono il principe al trono; secondo i testi buddhisti, Ashoka avrebbe combattutto contro i fratelli e avrebbe ricevuto l'unzione come sovrano, l'Abhisheka, solo dopo 4 anni di regno de facto. Gli studiosi tuttavia considerano questi fatti mera leggenda e datano, generalmente con pochi anni di scarto, il regno di Ashoka dal 268 al 233 a.C. Il primo significativo evento del suo regno portò a un cruciale cambiamento nella vita di Ashoka: nel 261 a.C. egli conquistò il Kalinga, corrispondente grosso modo all'odierno Orissa, che aveva lungamente resistito all'espansione maurya. Nelle sue iscrizioni, Ashoka descrive le crudeli conseguenze di quella guerra, a seguito della quale il sovrano rinunciò ad ulteriori conquiste e si convertì al Buddhismo. Ashoka stabilì infatti che da allora in poi avrebbe combattuto solo per ottenere delle conquiste spirituali, volte alla diffusione della dottrina della Retta Condotta, Dhamma. Divenne un fedele buddhista laico, un Upasaka, e due anni dopo la conquista del Kalinga partì per un pellegrinaggio di 256 giorni lungo tutti i luoghi sacri buddhisti dell'India del Nord. Solo allora, rientrato alla capitale Pataliputra, odierna Patna nello Stato del Bihar, cominciò la sua attività missionaria su larga scala. 

Nei numerosi editti - dove Ashoka è chiamato Piyadassi, sanscrito Priyadarshin, cioè dal gentile sguardo - strategicamente collocati in ogni parte dell'impero, si narra come Ashoka divulgò i principi della Retta Condotta e inviò ambasciatori in tutti i Paesi conosciuti per diffonderne all'estero i precetti. Avvenimento unico nella storia dell'India, nel tredicesimo editto sovrani di terre lontanissime vengono menzionati per nome: il re dei Greci, gli Yona, Antioco II Theos di Siria, Tualamay, Tolomeo II Filadelfo d'Egitto, AntekinaAntigono II Gonata di Macedonia, Maka, Magas di Cirene e Alikasudala, Alessandro II d'Epiro, ma nel 1957 fu scoperto in Afghanistan perfino un editto di Ashoka in Greco e Aramaico. Nel 257 a.C. Ashoka dettò quattro grandi editti rupestri collocati nelle regioni di frontiera del suo dominio dei quali sono state ritrovate 8 versioni. In questi editti si ordina alla popolazione di astenersi per quanto possibile dal mangiare carne e si proibiscono ai cittadini convegni illeciti e immorali, ma si comunica allo stesso tempo la  benevolenza del sovrano verso tutte le popolazioni confinanti.

Durante il suo regno vennero istituiti diversi ranghi di funzionari perchè perlustrassero regolarmente l'area di loro giurisdizione, allo scopo di far osservare le regole della Retta Condotta. Fin dagli inizi vi fu resistenza agli ordini del sovrano, al punto che nel tredicesimo anno dalla sua incoronazione Ashoka lo ammette in diversi editti. Per infrangere tale resistenza vennero istituiti altri ufficiali, denominati Dhamma Mahamatra, col compito di insegnare la Retta Condotta e vigilare sul compimento della stessa da parte dei cittadini. Figure, di fatto, molto simili alle spie, o ai Guardiani della fede iraniani, per un paragone d'attualità.

A Sri Lanka venne inviato come missionario e ambasciatore il proprio figlio di Ashoka, Mahinda; dal Sud dell'India il buddhismo si trasferì così nel Sudest asiatico, mentre dal Nordovest penetrò in Asia centrale, da dove raggiunse la Cina attraverso la via della seta nel I secolo dopo Cristo. Ma pur impegnandosi in attività missionarie, Ashoka non trascurò i suoi doveri di governante. Nonostante la sua contrizione per la sanguinosa conquista del Kalinga, non pensò mai di rinunciare al dominio su questo Paese, o di rimandarvi la popolazione deportata. Negli editti destinati a questa popolazione non si fa infatti menzione delle sofferenze patite da loro patite, ma si sottolinea piuttosto l'intenzione di giustizia e di equanimità del sovrano.

Le iscrizioni di Asoka forniscono anche una grande quantità di informazioni sull'organizzazione dell'impero, che era diviso in cinque parti. La parte centrale era sotto la diretta amministrazione dell'imperatore, vi erano poi quattro grandi province governate da principi. Le vaste province erano poi divise a loro volta in distretti abbastanza estesi con a capo i Mahamatra; nelle città principali questi svolgevano anche le funzioni di giudici.

La grandezza politica di Ashoka risiede nell'aver intuito l'inutilità di ulteriori guerre espansionistiche - all'interno dei confini dell'impero si nascondevano in realtà enormi sacche di popolazioni non sottomesse e bellicose, ma il governo maurya riuscì a mantenere ugualmente il controllo delle principali rotte commerciali e delle coste - che non avrebbero aggiunto molto all'impero ma ne avrebbero anzi impedito il consolidamento.  
Per conquistare le vaste aree interne, l'imperatore avrebbe dovuto combattere continue guerre, sanguinose e destabilizzanti. Duemila anni più tardi, l'impero Moghul cedette sotto lo sforzo di un'incessante conquista quando, sotto il regno di Aurangzeb, tentò di compiere l'impresa che Ashoka aveva invece saggiamente evitato.

Nel consolidamento del suo impero, Ashoka adottò metodi rivoluzionari: dovette comprendere che un regno così vasto non si sarebbe potuto reggere sul mero potere politico, come illustrato nell'Arthashastra, il celebre testo scritto da Kautilya, machiavellico consigliere di suo nonno Chandragupta, ma richiedeva invece una legittimazione più profonda. Perciò adottò la dottrina come base della sua politica, servendosi dell'infrastruttura spirituale fornita dalla comunità buddhista a quel tempo in ascesa.

Tuttavia egli si guardò bene dall'equiparare la dottrina della Retta Condotta al Buddhismo in quanto tale e incluse nella propria politica religiosa anche i brahmani ortodossi, i jainisti e la setta degli Ajivika. Ma il successo di Ashoka non dipese soltanto dall'ideologia, dalla potenza del suo esercito e dall'efficace amministrazione, ma dipese in parte anche dalla relativa arretratezza dell'India centrale e meridionale in quei giorni. Quando secoli dopo emersero in quelle zone del Paese dei centri locali di potere, sorsero i grandi regni regionali medievali. In tale periodo rivisse l'antica legittimazione tradizionale dei regni indù e fu dimenticata la grande visione di Ashoka.

I testi buddhisti segnalano che segni di decadimento dell'impero si manifestarono già negli ultimi giorni del regno di Ashoka, ma non vi sono certezze storiche a riguardo; le province più lontane si resero indipendenti subito dopo la morte dell'imperatore, mentre la parte settentrionale venne probabilmente divisa tra figli e nipoti del sovrano. Gli successe ufficialmente il figlio Dasaratha, del quale si conosce il nome solo grazie ad alcune iscrizioni senza particolare importanza. L'ultimo sovrano della dinastia fu Brihadratha, assassinato dal suo generale Pushyamitra Shunga nel 185 a.C. e che a sua volta fondò la dinastia che regnò per i seguenti 112 anni, ripristinando i culti vedici, compreso il sacrificio del cavallo, severamente proibito come tutti i sacrifici animali durante la sovranità maurya.

Fonte: Storia dell'India, Hermann Kulke e Dietmar Rothermund