Il diamante rosa del Principino Stampa
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia
Mercoledì 17 Aprile 2013 09:00

Venduto per 39,3 milioni di Dollari il Princie Diamond, uno dei più grandi diamanti rosa esistenti al mondo, dietro il cui nome si cela la scandalosa e tragica storia di una delle figure più glamour del secolo scorso: la Maharani Sita Devi di Baroda.

Princie DiamondLo spettacolare diamante rosa battuto ieri a New York da Christie's e acquistato da un anonimo compratore deve il suo nome a Sayajirao Gaekwad, principe di Baroda, odierna Vadodara in Gujarat, che vero principe, però, non diventò mai. La gemma da 34.65 carati, valutata la terza più grande al mondo del suo genere e rinvenuta circa 300 anni fa nelle millenarie miniere di Golconda, Andhra Pradesh, era stata così soprannominata durante un party tenuto alla sede di Van Cleef & Arples di Parigi nel 1960 per celebrarne l'acquisto da parte della celebre firma olandese e al quale aveva partecipato come ospite d'onore una delle regine del jet set dell'epoca e assidua cliente della casa: la bellissima Maharani Sita Devi col figlio Sayajirao, allora quattordicenne, affettuosamente soprannominato dalla madre Princie, principino, appunto.

Per l'equivalente odierno di circa 1,3 milioni di Dollari, Van Cleef & Arples si era infatti appena aggiudicata la strabiliante pietra, battuta per la prima volta all'asta da Sotheby's su richiesta di un privato gentiluomo, che si era rivelato poi essere il Nizam di Hyderabad in persona, nel cui tesoro di famiglia figurava la gemma sin dalla sua scoperta. Non è dato sapere però chi la comprò in seguito dagli olandesi, quali forzieri abbia glorificato da allora il favoloso diamante fino all'acquisto avvenuto Lunedì via telefono per la cifra record di 39,3 milioni di Dollari, nè chi l'avesse recentemente affidato alla casa d'aste di New York, giacché da quel party parigino del lontano 1960 la gemma non era mai più stata vista in pubblico. Il nome del diamante restò però sempre legato a quello di una figura che forse fu solo vittima di un'epoca i cui protagonisti si rifiutarono ad oltranza di accettare come conclusa, travolgendone così la vita dall'inizio sino alla tragica fine. 

Sayajirao Gaekwad, il principino, fu l'unico frutto del matrimonio di sua madre Sita Devi, figlia del Maharaja di Pithapuram, con Pratap Singh Gaekwar, Maharaja di Baroda, all'epoca indicato come l'ottavo uomo più ricco del mondo. I due, entrambi già coniugati, si erano conosciuti e innamorati nel 1943 a Madras durante un concorso ippico. Per ottenere l'allora impensabile divorzio dal primo marito, lo zamindar di Vayyur, Sita Devi ricorse quindi ad uno scandaloso espediente: si convertì all'Islam, certa che il coniuge non l'avrebbe mai seguita nell'adozione del nuovo credo, ottenendo così in una sola settimana il divorzio per incompatibilità religiosa, secondo il Diritto islamico. Una volta libera, dimentica del suo primogenito Rajah M.Viduth Kumar Apparao, che restò affidato alla famiglia del padre secondo costume, Sita Devi abiurò, tornò all'Induismo e sposò l'amante, il quale però non aveva alcuna intenzione di divorziare a sua volta. Sotto lo sguardo annichilito della prima moglie ShantaDevi e dei loro otto figli, il Maharaja si fece quindi beffe della legge promulgata da suo nonno, l'iilluminato maharajah Sayajirao Gaekwad III, che da tempo vietava la poligamia nel principato, adducendo che quanto valeva per i sudditi non valeva certo anche per i regnanti.

maharani Sita Devi di BarodaI Britannici, benchè storicamente già più che avvezzi alle stravaganze della nobiltà, seguirono allibiti gli sviluppi della vicenda, mentre il Vicerè cercava di dissuadere in ogni modo Pratap Singh dall'infrangere così platealmente una legge del suo stesso regno; a nozze avvenute, alla Corona britannica non restò altro rimedio che negare il titolo di Sua Altezza alla nuova maharani e ordinare a tutti i suoi rappresentanti di abbandonare immediatamente le funzioni durante le quali la moglie abusiva fosse stata presente. Ma a nulla valse la riprovazione pubblica, nè quella ufficiale: al termine della Seconda Guerra mondiale, dopo la nascita di Sayajirao, avvenuta nel 1945, la coppia lasciò l'India e si stabilì nel Principato di Monaco in una magnifica magione, mentre Sita Devi veniva ormai soprannominata dai rotocalchi di tutto il mondo la Wally Simpson d'India.

Con l'Indipendenza, i territori dei principati indiani vennero annessi all'Unione, mentre il governo ne inventariava le proprietà separando i beni statali da quelli personali dei regnanti, scoprendo allora che non restava praticamente più nulla in patria del leggendario tesoro della Corona di Baroda, nè nelle casse del regno. Sparite le Perle di Baroda, celebre collana a sette fili d'inestimabile valore, sparito il Tappeto di Perle, ricamato con preziose gemme su circa 2 milioni di perle naturali e che un avo del Maharaja aveva ordinato come omaggio da inviare alla Tomba del Profeta a Medina, pur essendo egli un devoto hindu, desiderio poi non onorato dagli eredi dopo la sua morte, sparito il collier a tre giri di splendidi e giganteschi diamanti, coronati dai 128,80 carati della Stella del Sud e dai 78,53 del suo pendente, costituito dall'English Dresden, e così via: l'intero tesoro aveva infatti segretamente percorso la rotta verso Monaco, mentre le casse dello Stato erano state prosciugate da enormi prestiti a fondo perduto elargiti a favore della coppia. Il governo impose allora al sovrano di restituire il maltolto, ma ben poco ritornò al popolo indiano o ai figli di primo letto del maharaja; tra i pezzi principali, fecero rientro solo le Perle di Baroda, sfortunatamente però parecchio ridotte di numero, mentre in Europa Sita Devi si affrettava ad intestare a suo nome tutte le proprietà residue, compresi ovviamente i gioielli, che amava far montare e rimontare continuamente a seconda della moda di stagione.

Maharajas di Baroda, vacanza 1952A partire dalla fine degli Anni 40 e fino agli Anni 60 inoltrati, i laboratori di Van Cleef & Arpels di Parigi e New York furono infatti costantemente impegnati a montare in nuove fogge migliaia di pietre su incarico della maharani e altrettante da lei ne acquistarono, continuando così a garantirle l'altissimo ed irrinunciabile tenore di vita a cui era abituata. Nel 1953, il noto gioielliere newyorkino Harry Winston acquistò da lei due antiche cavigliere adornate da smeraldi cabochon ed enormi diamanti tagliati a rosa, che l'orefice rimodellò in uno strepitoso collier venduto poi alla Duchessa di Windsor, la vera Wolly Simpson, la quale lo indossò ad un Galà a New York nel 1957, dove incontrò proprio Sita Devi.

Si narra che mentre gli altri ospiti ammiravano strabiliati la sontuosa collana indossata dalla Simpson, la Maharani avesse commentato ad alta voce, con aria annoiata, Che sì... effettivamente quelle pietre avevano fatto la loro figura anche sui suoi piedi, un tempo... La duchessa, indignata per l'affronto subito, restituì il giorno dopo il gioiello al suo artefice.

Ma a quel tempo in realtà la stella di Sita Devi aveva già cominciato ad appannarsi; nonostante lei pretendesse che ci si riferisse a lei sempre e solo coi suoi titoli regali e la sua Rolls Royce ostentasse le insegne del casato di Baroda, il suo matrimonio col maharaja era già da tempo naufragato e la coppia aveva quindi divorziato nel 1956, mentre Pratap si era trasferito in esilio a Londra, dove doveva morire nel 1968, dopo che il governo indiano gli aveva revocato titoli e status per frode e appropriazione indebita nel 1951. Sita Devi continuò a giocare a rimpiattino con gli agenti del fisco di mezzo mondo per diversi anni, fino a che, su gentile concessione del principe Ranieri, le venne offerta la cittadinanza monegasca, intrattenendosi nel mentre tra ricevimenti e lussi sfrenati in costante tour tra le località più esclusive del pianeta, sempre e ovunque accompagnata dal figlio Princie, che principe non era mai diventato ma che si stava invece trasformando in un debosciato dedito a quotidiani eccessi a base di alcolici, stupefacenti e orge, e che doveva arrivare ad odiare la sua stessa vita e la gabbia dorata nella quale era stato tenuto permanentemente dalla madre. La notte che seguì al suo quarantesimo compleanno, nel Maggio del 1985, Sayajirao si suicidò sgozzandosi con le sue stesse mani. Meno di due anni dopo moriva a Parigi distrutta dal dolore anche sua madre, ridottasi anzitempo da regina glamour a irascibile invalida totale.

Il tappeto di perle di Baroda, rosetta centrale.Di tanto in tanto, nel mondo riappaiono a sorpresa alcune delle storiche gemme e qualche prezioso oggetto appartenuto alla casata gujarati, che con la loro vendita finanziarono fino all'ultimo la sfarzosa vita condotta dalla maharani in Occidente; nel 1994 il tappeto di perle, destinato oltre un secolo prima alla devozione islamica da un pio ed illuminato Maharaja hindu, riapparve in un caveau di Ginevra. Dopo vari passaggi di mano, il meraviglioso manufatto venne messo all'asta nel 2009 da Sotheby's durante la sessione inaugurale della sua nuova sede in Qatar e venduto per 5,5 milioni di Dollari a un principe saudita, si dice.