Gli Ebrei in India PDF Stampa E-mail
Le religioni e i riti - Le fedi

Gli Ebrei in India non hanno mai sofferto rilevanti atti di persecuzione durante il lungo soggiorno nel Paese, ad eccezione delle oppressioni subite da parte degli invasori portoghesi nel XVI° secolo.

David SassoonLa caccia all'Ebreo, perpetrata dai terroristi durante l'assalto a Mumbai del Novembre 2008, è stata un'amara novità per l'India. Ma i residenti trucidati nella Casa Chabad non erano autoctoni. La Nariman House di Mumbai agiva come centro di accoglienza per i turisti israeliani, per gli uomini d'affari in cerca di un pasto caldo kasher (che segue le regole alimentari ebraiche), di un gruppo di 10 uomini con cui pregare, secondo precetto, o ancora per saccopelisti rimasti senza soldi. I Chabad sono un fenomeno relativamente recente e mentre hanno attratto migliaia di seguaci nella parte settentrionale dell'India, dove i numerosissimi viaggiatori israeliani tendono ad andare per praticare trekking, il centro di Mumbai era di natura completamente differente. Fu stabilito pochi anni fa e soltanto ultimamente la sua esistenza si era fatta significativa in città.

Oggi risiedono oltre 4000 Ebrei in India, appartenenti a tre comunità d'origine e la maggior parte di questi vive appunto a Mumbai. Qui la comunità più grande fu quella degli Bné Israel, di cui 60mila membri vivono attualmente in Israele, mentre sono meno di 200 gli ebrei Baghdadi rimasti in India. Il primo degli ebrei Baghdadi, Joseph Semah, vi si trasferì nel 1730 da Surat, in Gujarat, mentre il primo membro degli Bné Israel giunse nella città cosmopolita dai villaggi del Konkan, a sud di Bombay, nel 1749, confluendo nella città come altre minoranze, quali i Parsi, probabilmente a causa della libertà di religione promulgata dai britannici nell'area ormai sotto loro dominio. Gli Bnè Israel si ritengono di antica residenza indiana: secondo la tradizione arrivarono infatti nel subcontinente sulla costa del Konkan direttamente dal regno di Galilea, nei dintorni del 175 a.C. lungo la rotta allora seguita dai mercanti di tutto il Mediterraneo durante la rivolta dei Maccabei contro il selucide Antioco IV Epifane

Forse la più celebre comunità ebraica d'India è ancora oggi quella a prevalenza sefardita - proveniente cioè dalla Penisola iberica - di Cochin, che tuttavia non contava già più di 2400 anime nel 1947 e ne conta meno di una dozzina oggi e sulle cui immaginarie vicende Salman Rushdie costruì la sua novella del 1995 L'Ultimo Sospiro del Moro: il pittoresco quartiere ebraico e la bella sinagoga di Cochin figurano sempre tra i luoghi più piacevoli e più visitati dell'affascinante città costiera del Kerala. Secondo la tradizione, la comunità si insediò nella zona sin dai tempi di re Salomone per crescere con la Diaspora dopo la distruzione del Secondo Tempio, nel 70 d.C.  La prima evidenza storica della loro presenza nell'attuale Kerala, a Cranganore, poco a Nord di Cochin, risale tuttavia al 379 d.C. con le iscrizioni incise su piatti di rame nelle quali si legge che il sovrano Sri Vanmar ringrazia per il suo contributo il capo della comunità Josepeh Rabbon, nominandolo Principe del suo villaggio. Le relazioni tra gli ebrei di Cranganore e i regnanti indù della zona proseguirono ottime per secoli, anche quando nel 1524 furono espropriati dei loro commerci in pepe dagli europei e costretti a fuggire, trovando protezione presso il Raja che appunto offrì loro terre delle sue proprietà personali per insediarsi e costruire una sinagoga. E' lì che si trovano a Cochin Jews Town e la sinagoga Paradesi, del 1568. 

Ma la fiorente città di Bombay offriva nel XVIII° secolo una vivacissima economia e opportunità di nuovi commerci. Nel 1796 la prima sinagoga degli Bné Israel, conosciuta come Shaar Rahamim, fu aperta da Samuel Ezekiel Divekar, prova evidente dell'esistenza necessaria allo scopo di almeno un minyan (10 uomini ) nella città. Altre sinagoghe Bné Israel e luoghi di preghiera sorsero velocemente a Bombay e nei dintorni. Vi si insediò in seguito anche il capostipite di quella che doveva diventare una tra le più celebri famiglie ebree del mondo, David Sassoon (1792-1864). In seguito a circostanze che variano parecchio a seconda della fonte, questi lasciò coi suoi e munito di pochi averi Baghdad, dove da generazioni la sua famiglia esercitava funzioni di tesoriere presso il Pasha locale; approdò a Mumbai nel 1833 diventando rapidamente il leader della comunità ebraica, oltre a imporsi come uno degli uomini più ricchi ed influenti dell'epoca, grazie al suo notevolissimo acume negli affari. Già nel 1850 si diceva di lui in India: Argento e oro, seta e gomma, spezie e oppio, cotone, lana o grano... Qualunque cosa si muova su mare o su terra sente la mano o porta il marchio di Sasson & Company.

Molte importanti strutture cittadine di oggi possono essere attribuite a David Sassoon e ai suoi discendenti, che si distinsero particolarmente nelle opere e nelle donazioni filantropiche. A metà del diciannovesimo secolo, fece costruire l'Istituto Meccanico, la biblioteca e la sala di lettura, l'Istituto industriale intitolati a suo nome e la Torre dell'orologio nei Giardini Vittoria (conosciuti oggi come Veermata Jijimata Udyan), oltre alla statua del Principe Consorte al Museo Vittoria e Alberto (noto ora come il Bhau Daji Lad Museum), un ospedale generale e una sinagoga a Pune, città dove possedeva una residenza e dove Sassoon morì. Nel 1875, il figlio di David, Alberto, costruì il primo porto a Colaba, Sassoon Docks. Nel 1884, Sir Jacob Sassoon costruì la sinagoga Knesseth Eliyahu a Fort, in prossimità degli attuali alberghi Oberoi e Taj Mahal.

Fino al 2006, quando il movimento Chabad Lubavitch acquistò come detto la Nariman House, la Knesseth Eliyahu era la sinagoga più vicina alla zona nobile della città frequentata dagli ebrei aristocratici e dai visitatori israeliani che soggiornavano nei prestigiosi alberghi dell'area. Un fatto significativo, ma poco noto, è che nel 1924 Sir Jacob Sassoon fu il contribuente maggiore alla costruzione del Gateway of India, il più celebre monumento di Mumbai e tra i principali simboli del Paese, eretto per commemorare la visita del Re Giorgio V e della Regina Maria avvenuta nel 1911 e che è situato solo a pochi passi dall'albergo Taj Mahal Palace: proprio dove i terroristi sono probabilmente sbarcati prima di attraversare l'arco, colpire la città e con lei la sua comunità ebraica.

 

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